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Realizzazione dell'opera di Karavan nei laboratori di Carrara
Dani Karavan
Nella XI Biennale internazionale di Scultura di Carrara, l’opera di Karavan prende vita nei Laboratori Studi d’arte Cave di Michelangelo.
Crescita - 2001-02
Marmo di Carrara, cm 130X520X350 + olivo
Nel parco della Padula, quasi a contatto dell’edificio che in seguito ospiterà il Centro per l’Arte Contemporanea della città di Carrara, l’artista israeliano Dani Karavan ha posto un’ampia piattaforma in marmo al centro della quale, ha provocato una esplosione allo scopo di ottenere un abitacolo capace di favorire la crescita di un ulivo. L’esplosione, che è anche un chiaro riferimento alla violenza, è mitigata dalla presenza dell’ulivo.
L’artista a proposito di questo lavoro ha scritto, “……il progetto definitivo è nato da un blocco di marmo che ho trovato nella Cava Michelangelo…. il lato superiore è levigato naturale mentre le altre quattro facce sono state lavorate. E' un oggetto scultura per il giardino di sculture del museo, dove crescerà nello stesso terreno. All’inizio pensavo di scolpire dei gradini nel marmo per creare una piattaforma, ma poi mi è sembrato che non era questo che il marmo voleva. Allora ho provocato un foro, una ferita, e nello spazio creato così ho piantato un albero, un piccolo albero che cresce dal foro, dalla frattura, dalla distruzione.
L’albero legherà la scultura al luogo e al giardino; le sue radici legheranno il marmo con la terra. E se un giorno qualcuno vorrà spostare la scultura dovrà sradicare anche l’albero: l’ulivo.
Ho chiamato la scultura Tzmicha-Crescita e nel marmo ho inciso una frase in ebraico dalla Bibbia: l’uomo è un albero del campo, Deuteronomio 20:19.

Biografia
Figlio di un architetto paesaggista, Dani Karavan nasce a Tel Aviv nel 1930. Terminati gli studi di pittura in Israele, diviene membro del Kibbutz-Harel, dove vive ed esercita l’attività artistica fIno al 1955. In quello stesso anno si trasferisce a Firenze e frequenta l’Accademia di BB.AA. per apprendere la tecnica dell’affresco. Negli anni ‘60 realizza varie scenografie, particolarmente con Marta Graham, sia in Israele che a New York, mentre in Italia collabora con Giancarlo Menotti per il Festival di Spoleto e per il Maggio Musicale Fiorentino.

Dal 1963 fino al 1968 è impegnato alla realizzazione del Monumento del Negev, situato nel deserto Beer Sheva in Israele. L’opera, realizzata per un "sito-specifico", partecipa a pieno titolo tra quante hanno contribuito a spianare la strada al movimento che si identifica nell’arte ambientale. Realizzata in cemento grigio, consiste in un grande snodo di forme organiche e geometriche che si leggono come un disegno sulla sabbia. Le forme create dall’artista sono affiancate da elementi naturali: luce solare, linee d’acqua, suoni del vento. Le acacie, già presenti nel deserto, sono da considerare parte integrante del progetto. Scrive infatti l’artista: “Nei miei lavori ambientali di grandi dimensioni, non ho voluto imporre una forma, piuttosto ho cercato di farne una parte essenziale dell’ambiente, per la loro funzione sociale e per le loro qualità formali” (Dani Karavan, Due ambienti per la pace, catalogo realizzato per le mostre congiunte delle città di Firenze e Prato, il Bisonte/Nuovedizioni Enrico Vallecchi, Firenze,1978, p.24).

Nel 1964 gli viene commissionato un grande bassorilievo tuttora esistente nella sala del Parlamento di Tel Aviv. Nel 1976 viene invitato a partecipare alla Biennale di Venezia dove presenta "Un’ambiente per la pace", una grande scultura ambientale in cemento bianco che, con i suoi diversi volumi, occupa interamente il padiglione israeliano. A proposito dell’intervento, il critico Pierre Restany scrive: “Si tratta di volumi geometrici primari e di strutture minimali: piramide tronche, semisfere aperte, percorsi a gradini, pareti fessurate da feritoie, volumi ondulati, cilindrici e colonne”, un linguaggio solo apparentemente semplice che rimanda al profilo di un paesaggio, accogliente e avvolgente.

Nel 1977 partecipa a Documenta 6 e, l’anno successivo, le città di Firenze e Prato lo invitano ad organizzare due mostre contemporaneamente al Forte Belvedere e al Castello dell’Imperatore. L’artista congiunge idealmente le due città con raggi laser che tracciano una linea dal Forte Belvedere alla Cupola di Brunelleschi e un’altra dal Castello dell’Imperatore verso Firenze.
Nel 1980 Karavan è invitato a realizzare un progetto dell’ampiezza di tre chilometri a Cergy-Pontoise, nei pressi di Parigi. L’opera, intitolata L’Axe Majeur, impegna l’artista per oltre vent’anni.

Durante gli anni ‘80/’90 realizza anche altri importanti progetti per luoghi pubblici. Privilegiando i temi della storia dell’umanità e mantenendo sempre un filo stretto con la memoria dei luoghi, realizza l’opera: la Via dei diritti umani, progetto iniziato nel 1989 per il Germanisches Nationalmuseum di Norimberga, città legata alle terribili vicende del nazismo. Il lavoro è formato da trenta colonne di cm 800X80, ognuna recante il testo di uno dei paragrafi della Dichiarazione dei diritti umani, trascritto, oltre che in tedesco, in trenta lingue diverse.




Bozzetto di Karavan
Sito Ufficiale della XI Biennale di Scultura di Carrara