La BiennaleIl calendarioI percorsiLe notizieLe immagini
Opera per la XI Biennale
Per la sua partecipazione alla Biennale Internazionale della Scultura di Carrara, l’artista ha concepito cinque forme in marmo affacciate in alto dalle finestre dell’edificio destinato ad ospitare il Centro per l’Arte Contemporanea.
Mario Merz
Nato a Milano, vive e lavora a Torino. Inizia la sua attività pittorica con tele aventi come soggetto forme tratte dal mondo organico. L’artista ha occupato la scena artistica fin dalla sua prima mostra personale tenuta nel 1956 alla Galleria La Bussola di Torino. Negli anni Sessanta inizia a realizzare forme organiche in tre dimensioni, scegliendo materiali eterogenei e combinando elementi naturali (legno, cera, pietra, etc) ad elementi industriali (ad esempio luci a neon).

Il suo precoce uso di materiali “poveri” lo annovera fin dall’inizio tra i protagonisti dell’Arte Povera, consacrata dal critico Germano Celant con la mostra tenutasi nel ’67 alla Galleria La Bertesca di Genova: oltre alla semplice scelta di materiali grezzi, gli artisti invitati indagano sull’energia sprigionata dalla materia e ricevuta dalla manipolazione artistica.
Artista alchimista, svolge un ruolo emblematico tra i “poveristi” attraverso la sua profonda ricerca sulle leggi del mondo naturale che lo porta a ribellarsi contro l’ordine “costruito” che l’uomo ha cercato di imporre. Nel 1968, anno di profonda critica sociale e politica, l’artista propone il primo esemplare della lunga serie di igloo: una forma archetipica nata dallo sviluppo in tre dimensioni di una spirale. In questa forma, Merz riconosce l’energia strutturale della natura e “crea uno spazio esterno con il fatto di essere misura di uno spazio interno” (Mario Merz, catalogo realizzato per la mostra tenuta a Palazzo Congressi ed Esposizioni, Repubblica di San Marino, Mazzotta, Milano, 1983).

Dal 1970 questo interesse viene spesso sottolineato con l’inclusione di alcuni numeri che appartengono alla serie di Fibonacci. Il matematico pisano aveva infatti individuato nel ritmo elaborato, in cui ogni cifra è la somma dei due precedenti, i processi di crescita del mondo organico. Con tale ricerca, Merz realizza grandi allestimenti come "La spirale appare" al Centro per l’arte contemporanea “Luigi Pecci” di Prato del 1990, dove una fila di fascine, ferri, giornali e neon si estendeva per ventiquattro metri attraverso le sale espositive. Nel 1997, in occasione della mostra Tuscia Electa, l’artista crea una sua importante installazione che rimane in permanenza sulle alte mura di San Casciano Val di Pesa.

Dal 1977 l’artista recupera anche la figurazione dipinta: animali primordiali come rettili o chiocciole (interessanti per la loro forma a spirale) divengono il soggetto di tele e drappi che dominano gli spazi delle installazioni. Nel 1981 la Città di Kassel gli conferisce il premio Arnolde Bode mentre, due anni dopo, riceve a Vienna il premio intitolato a Oscar Kokoschka.
Nel 1984 allestisce la sequenza di numeri Fibonacci lungo la Mole Antonelliana di Torino. A New York nel 1989 il Guggenheim Museum dedica l’intero spazio del museo ad una sua prestigiosa retrospettiva. Tra le mostre più recenti ricordiamo inoltre quelle del Museu de Serralves ad Oporto nel 1999 e al Musée d’Art Modern et Contemporain di Nizza nel 2000.




Sito Ufficiale della XI Biennale di Scultura di Carrara