Nella XI Biennale internazionale di Scultura
di Carrara, l’opera di LeWitt prende vita nei
Laboratori
di Scultura Poletti e Ghio.
Hegel’s Owl (La nottola di Hegel ) 2001-02
marmo di Carrara cm 100
Struttura: mattoni, cemento, terracotta luce e legno –
cm 220X160X200
Un
gufo in marmo è racchiuso in una casetta
in muratura contornata da tre grandi cipressi, priva di finestre
e con un limitatissimo spazio interno che gli consente a malapena
di aprire interamente le ali. L’animale è percettibile
attraverso
due piccoli fori ricavati all’altezza
degli occhi nella porta, da dove appare con tutta la sua aggressività.
La vista è sconcertante: nella penombra il gufo, con le
ali aperte e con gli artigli puntati, sembra volerci piombare
addosso come se fossimo noi la sua preda.
L’artista, scrivendo del suo progetto, ha detto di preferire
la penombra “quando gli oggetti cominciano a perdere la
loro esistenza fisica palpabile, nonché la loro palese
identità.
La Nottola di Hegel occupa ansiosamente
l’ora
tra il cane e il lupo… non
celebra nessun monumento fisico, si occupa semmai di domande interiori.
Vedere la Nottola di Hegel vuol dire smettere di guardare il monumento
nel suo paesaggio, scrutare verso un’oscurità interiore
ed escludere quel mondo fisico che non ci stanchiamo mai di rovinare
nel nome del progresso. Concentra la tua vista e scruta nel buio
del tuo intimo. Si è formulata una domanda? E questa domanda
corrode e rovescia il liscio scorrere di percezione che c’era
in te solo un momento fa?”
Biografia
Nasce nel 1931 a Kansas City (Missouri), frequenta il Kansas City
Art Institute e la University of Kansas City, ma è costretto
a interrompere i corsi a causa dell’obbligo militare nella
guerra in Corea (1951-52). Successivamente, riprende gli studi
al
Reed College di Portland nell’Oregon,
estendendoli alla
filosofia, materia che resta
tutt’oggi una importante chiave di lettura della sua opera.
Dopo la laurea (1955), si trasferisce a
San Francisco
dove, oltre a dedicarsi alla pittura, partecipa alle performance
di alcune delle più importanti scuole di danza d’avanguardia.
Nel ’57 e nel ‘59 tiene le sue prime mostre personali
alla Dilexie Gallery. Nel 1960 si trasferisce a
New York,
collabora con il
Judson Dance Theater e crea
le sue prime sculture: si tratta di
forme geometriche
realizzate in compensato, anonime e senza particolari descrittivi,
organizzate nello spazio in modo da enfatizzare il loro rapporto
con le dimensioni del corpo umano. Nel 1963 tiene una personale
alla Green Gallery e quattro anni dopo inizia una collaborazione,
tuttora in corso, con la galleria Leo Castelli.
La prima produzione tridimensionale di Morris nasce dalla continua
attenzione alle problematiche del corpo e del movimento, nonché
da una attenta riflessione sulle opere di
Marcel Duchamp,
che lo porta all’utilizzo di oggetti
ready-made,
talvolta appositamente costruiti. Le sculture sono sempre caratterizzate
da una forte base teorica-sperimentale: l’artista indaga
la sua arte non soltanto attraverso le forme ma servendosi anche
di numerosi scritti che, pubblicati su
“Art Forum”,
fanno di lui uno dei massimi teorici della
Conceptual-art americana.
Nell’arco della sua carriera dimostra comunque di poter
sempre affiancare alle forme minimali altri linguaggi e influenze
che possono avvicinarsi di più alle esigenze espressive
del periodo. La sua profonda conoscenza della storia dell’arte,
lo porta ad avvicinarsi all’arte primitiva, all’architettura
islamica ed ai grandi padri dell’arte occidentale, con la
predilezione di alcuni maestri italiani come Leonardo e particolarmente
Donatello.
L’attenzione per lo spazio della visione e del movimento
lo porta presto ad indagare l’
arte ambientale. Nel
1971 crea
Observatory, un’enorme opera
di
Land Art in Olanda che rivela l’interesse
per le linee Nazca, osservate durante un suo viaggio in Perù.
Dello stesso periodo sono i primi disegni per la serie
Labyrinths
e le installazioni realizzate con l’uso degli specchi.
All’inizio degli anni ‘80, al termine di una sua importante
opera ambientale, sorprendentemente manifesta un radicale cambiamento
nella sua arte. L’artista, attraverso la creazione di enormi
bassorilievi in bronzo o resina a forma di
cornice, introduce
un nuovo linguaggio espressionistico che crea una visione quasi
apocalittica delle forme. Le cornici recano calchi di teschi e
ossa, che rimandano a modelli barocchi, e contengono al centro
pastelli su carta o metalli patinati astratti, che si richiamano
a distruzioni della materia o comunque a visioni catastrofiche.
Più recentemente Morris affianca alla scultura ed alle
installazioni un rinnovato impegno nel campo del disegno. Tra
le numerose serie, ricordiamo i
Blind Time Drawings,
opere eseguite dall’artista bendato, per sottolineare lo
scarto tra l’idea e la realizzazione, tra il proposito dell’artista
e il limite del corpo. Nell’evoluzione del lavoro è
stato fondamentale lo scambio di idee con il filosofo americano
Donald Davidson, mentre Ludwig Wittgenstein è
stato il riferimento per la serie Investigations, iniziata nel
1990.
I suoi progetti eseguiti per i luoghi pubblici sono numerosi.
Alla XI Biennale di Carrara viene esposto un
inedito Progetto
per una Città Toscana, prestigioso monumento di
chiara ispirazione michelangiolesca, da realizzare in marmo e
acqua. Ideale confronto con l’opera realizzata per Carrara
(
dove la casetta in muratura contiene un gufo, la “nottola
di Minerva” menzionata negli scritti di Hegel, simbolo della
sapienza ma anche del terrore notturno). Nel corso della
mostra ci sarà anche la documentazione delle opere realizzate
per il presbiterio e per il Museo del Duomo di Prato (2001). L’ambone
in bronzo e marmo ha la forma di un saio, in omaggio a Santo Stefano
a cui è dedicata la Cattedrale (nel materiale, nel colore
e per il realismo formale, ricorda le cornici nere degli anni
Ottanta). L’ambone affianca l’altare bianco, dalle
linee geometriche pure (erede delle prime opere minimali); all’interno
dell’altare una luce viene accesa all’inizio di ogni
rito e, filtrando attraverso le vene del marmo di Alicarnasso,
dà corpo a quell’illuminazione spirituale che si
incarna nella celebrazione eucaristica; un candelabro in bronzo
e marmo completa l’assetto presbiteriale. Nel vicino chiostro,
orientata verso l’ingresso del Museo dell’Opera del
Duomo, un’altra opera in marmo di Morris: "Quattro
per Donatello".
Nel
1994 Morris ha tenuto una grande
mostra
retrospettiva itinerante dal Solomon R.
Guggenheim
Museum e Guggenheim Museum SoHo di New York, al Centre
Georges Pompidou di Parigi, fino al Deichtorhallen di Amburgo.
Poche settimane fa ha installato sette vetrate nella storica Cattedrale
di Magalone, alle porte di Montpellier, mentre la sua ultima opera
in Toscana è stata inaugurata lo scorso giugno alla Fattoria
di Celle: "Melencolia II", realizzata con il concorso
dell’artista italiano Claudio Parmiggiani.